Maria Antonietta, la generosa regina che adottò tre bambini

Pubblicato da mariapaolamacioci il 7 maggio 2010 22:46
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Maria Antonietta d’ Asburgo Lorena,

ultima regina di Francia prima del ciclone rivoluzionario, è uno dei personaggi storici femminili più noti al grande pubblico, in parte a causa delle numeroseleggendenate sul suo conto, molte delle quali senza alcun fondamento di verità, in parte per la tragicità degli ultimi eventi della sua breve esistenza, terminata sul palco della ghigliottina il 16 Ottobre 1793.

L’ Arciduchessa austriaca Maria Antonietta nacque a Vienna il 2 Novembre 1755, figlia della grande Imperatrice Maria Teresa e di suo marito Stefano di Lorena; dotata di un’ indole allegra e socievole, la bambina trascorse un’infanzia serena circondata da numerosi fratelli e sorelle, tra una residenza e l’altra della famiglia, in un clima giustamente austero ma anche gioioso, prima di divenire, a soli 14 anni, moglie del Delfino di Francia, futuro re Luigi XVI.

Questa giovane donna, ingiustamente celebre per le spese eccessive e per una presunta leggerezza caratteriale, fu in realtà coraggiosa e generosa: orgogliosa fino all’eccesso, rifiutò fino all’ultimo istante di vita di mostrarsi debole o impaurita, certa della propria innocenza e consapevole del bene elargito a numerose persone durante gli anni di regno.

Un aspetto poco conosciuto della vita privata di Maria Antonietta, è quello del suo rapporto con la maternità e i figli: se per molte sovrane prima di lei la prole aveva rappresentato soprattutto una necessità politica, per la regina di Francia, i figli furono prima di tutto un desiderio dell’anima, intimamente e tipicamente femminile, un bisogno del cuore molto prima che un obbligo di rango.

A dimostrazione di ciò, basta ricordare che Maria Antonietta, oltre che madre di quattro figli naturali, fu anche genitrice adottiva di almeno tre bambini indigenti, che grazie all’amore e alle cure della donna, ebbero la possibilità di vivere dignitosamente e programmare un futuro altrimenti incerto.

Madame Campan, per molti anni a servizio della regina e autrice di un famoso volume di “Memorie”, racconta l’incontro fortuito con il primo dei bambini che in seguito la sovrana deciderà di adottare.

In un pomeriggio del 1776, presso la cittadina di Luciennes, il calesse sul quale Maria Antonietta viaggiava rischiò di uccidere un bimbo di circa 4-5 anni. Fortunatamente il cocchiere riuscì a fermarsi in tempo e il bambino se la cavò con un grosso spavento.

La donna che in preda all’angoscia corse a riprendere il piccolo, disse alla regina di essere la nonna, e che sua figlia, morta da poco, le aveva lasciato cinque bambini di cui occuparsi.

Maria Antonietta non ci pensò due volte e rassicurò la povera signora: avrebbe adottato il ragazzino e si sarebbe occupata dei suoi fratelli.

E così fece.

Il bimbo fu ribattezzato col nome di Armand, pulito, ben vestito, nutrito, trascorreva gran parte del tempo con il re e la regina, che come riferisce Madame Campan, lo chiamava “il mio bambino

Intorno alla metà del 1787, M.de Bourneuff, ufficiale in Africa nella colonia del Senegal, portò a Parigi un piccolo bambino di colore che il cavaliere de Boufflers offrì alla sovrana di Francia; la moda dei “negretti” o “piccoli indiani” aveva preso piede nella corte francese dall’epoca del famoso Zamor, un bambino bengalese appartenuto alla contessa Du Barry, ultima favorita di Luigi XV.

Il piccolo, di 5 o 6 anni, di cui probabilmente aveva fatto espressa richiesta la stessa regina, giunse a Parigi nell’Agosto del 1787 e venne chiamato Jean Amilcar.

Purtroppo gli eventi travolsero la Francia e anche le vite degli uomini: in età ancora infantile, Jean Amilcar fu costretto a subire l’allontanamento forzato dalla sua mamma-benefattrice e poi ad assistere impotente alla sua morte violenta.

Prima del definitivo precipitare della situazione, Maria Antonietta si era preoccupata di sistemare il ragazzo nella pensione Beldon, dai registri della quale risulta pagato un cospicuo mantenimento fino al 1792; possiamo supporre con pochissimo margine di errore, che dopo la drammatica giornata del 10 Agosto, l’ormai ex sovrana non ebbe più la possibilità di proseguire i pagamenti, e probabilmente non ebbe neanche più notizie del “suo” bambino.

Jean Amilcar ebbe un’esistenza breve e sfortunata: morì adolescente nell’ Ospizio dell’Unità (oggi “della Carità”) nel 1796: i pochi effetti personali che possedeva al momento del decesso, gli erano stati tutti donati a suo tempo da Maria Antonietta.

Infine, possediamo pochissime notizie su Zoè, una bimba citata nell’interrogatorio di Mme Brunyer e nelle memorie di Hue.

Sembra che la piccola fosse stata adottata dalla coppia regale dopo che rimase orfana di entrambi i genitori naturali; era compagna di giochi di Louis Charles, ma di lei si perde ogni traccia a partire dal periodo rivoluzionario.

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  • http://www.madamedepompadour.com/ Lorenzo Crivellin

    Salve a tutti.
    Buon articolo, questo delle adozioni.
    Maria Paola con la sua sensibilità di donna ha saputo indagare nel vero animo
    femminile e materno della Regina, restituendoci la vera immagine di questa sfortunata principessa.
    Una principessa, una regina che sotto le vesti regali era una donna come tutte le altre: Sensibile,
    materna e di animo generoso.
    Una regina che ancor oggi è molto amata .
    Vittima del maschilismo, in lei le donne d’oggi vedono la condizione femminile calpestata.
    Ci vedono l’ingiustizia di un matrimonio subito non per sua scelta.
    Una ragazzina passata dall’adolescenza al matrimonio, senza prima aver vissuto una storia d’amore come ogni donna ne avrebbe diritto.
    Non posso che fare i mie complimenti a Maria Paola per la sua passione nella storia e per la sua capacità di
    recuperare gli spetti più veri dei personaggi, che la storia ufficiale ha sempre taciuto.
    Con tutto il mio affetto: Lorenzo Crivellin

  • http://www.historyblog.it Maria Paola

    Grazie.
    Sono d’accordo: Maria Antonietta era una donna “moderna”, costretta a una vita che non aveva scelto.
    Concordo anche sul maschilismo, anzi scriverò un articolo apposito su questo argomento.
    Un bacio a Lorenzo.