Un thriller molto particolare, ben diverso da quello cui solitamente si è abituati.
In genere, quando prendiamo a mano questo genere di letture, ci aspettiamo di immedesimarci nei panni del commissario, del criminologo o magari del profiler di turno che, sfruttando le sue abilità investigative, riuscirà ad acciuffare i criminali.
Provate ora ad immaginare, per un volta, di dover entrare in empatia con un personaggio del tutto diverso; l’assassino.
L’esemplare lezione di Breat Easton Ellis con il suo capolavoro American Psycho è ancora viva nella mente di milioni di lettori in tutti il mondo e, a quanto pare, è un’idea che, tutto sommato, attrae parecchio.
La trama de L’Assassino vede come protagonista un uomo, un certo Hans Kuperus.
La storia inizia quando egli lascia Sneek, il paesino della Frisia in cui vive, e si reca ad Amsterdam, come tutti i primi martedì del mese. Questa volta, però, non partecipa alla riunione dell’Associazione di Biologia, né va a pranzo dalla cognata. Fa una cosa molto diversa.
Acquista una rivoltella e se la mette in tasca.
Prende un treno e raggiunge un bungalow in riva a un lago dove sa – tramite una lettera anonima – che troverà la moglie a letto con un amante.
Li uccide. Tutti e due.
Poi, come se niente fosse, si appresta a raggiungere i membri dell’Accademia di Biliardo.
Si tratta di una associazione molto prestigiosa, di cui egli sogna da anni di diventare il presidente, scavalcando quello attualmente in carica – il conte Shutter, l’uomo più ricco del paese, quello che ha la casa più bella, la barca più bella, le donne più belle, anche sposate -
Ma adesso che il presidente giace in fondo al lago, morto, Kuperus intravede uno spiraglio, e vi si aggrappa.
Inizia così la sua cavalcata verso il potere, verso il successo, raggiungendo, a dire il vero, più che dei reali compensi remunerativi, una sorta di autostima che prima, invece, gli mancava.
Ma qualcosa sembra gravare su di lui, facendolo sentire solo, vulnerabile e diffidato dai suoi vecchi amici, che ora lo squadrano con malizia. Contro ogni aspettativa, Kuperus inizia a rimpiagere la sua esistenza d’un tempo.
Un incolmabile sensazione di vuoto si impadronisce di lui…
Un romanzo eccellente, magistralmente elaborato, in grado di far breccia nell’animo dei lettori, quasi obbligati a provare simpatia per l’assassino. Forse perché, in fondo, rappresenta l’estremo, visto al negativo, della nostra personalità, forse perché le sue ansie, le sue manie, le sue paranoie e la sua incontrollabile aspirazione al successo, sono reali.
Forse, reali quanto lo siamo noi.
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