Galeotto fu l’asparago e chi lo dipinse

Pubblicato da Erika Mennella - il 22 giugno 2012 13:15

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Il quadro “L’asparago”, esposto al Museo d’Orsay di Parigi, è un’opera di Edouard Manet del 1928.

Mi è capitato di leggere alcune recensioni sul quadro da fonti più disparate: critici, amanti d’arte, visitatori, guide museali. Ebbene vi riporterò le opinioni più curiose.

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I critici hanno paragonato l’asparago allo smarrimento del pittore, secondo il loro illustre punto di vista la verdura in questione rappresenterebbe la perdita dell’ispirazione. Secondo alcuni amanti dell’arte, la posizione del soggetto induce a un isolamento e quindi, alla solitudine di Manet. Secondo i visitatori c’è un elemento aulico (ricordo che parliamo di un asparago) in quanto elemento della vita quotidiana sublimato (?) all’essenza del gesto qual è l’atto del mangiare. Secondo le guide museali, ed è quello che raccontano anche nelle visite guidate, Manet non poteva fare a meno di dipingere e, a corto di idee, si mise a dipingere la prima cosa che aveva davanti agli occhi.

Ora io vorrei rivelarvi invece un aspetto inusuale che potrà (spero) interessarvi: la verità.

Un giorno, un cliente si presentò da Manet, chiedendogli un dipinto su un mazzo di asparagi, pagandolo con una somma non solo inferiore ai compendi che di solito percepiva il pittore, ma anche generalmente irrisoria. Manet, per provocazione, gli rispose che con quella somma avrebbe potuto dipingergli un solo asparago, il cliente accettò. Fu così che in un’esposizione, nel 1928, Manet inserì anche il quadro “L’asparago”.

La morale di questo articolo potrebbe essere più di una, ma scelgo quella che mi piace di più prendendo in prestito una citazione di Democrito.

“In verità nulla sappiamo, ché la verità è nell’abisso.”

(Democrito – Filosofo greco antico)

 

Erika Mennella

 

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4 Commenti

  • io so un'altra versione, che sospetto essere quella vera. Charles Ephrussi, un ricco mecenate, chiese una natura morta a Manet. Egli dipinse il mazzo degli asparagi, e chiese ottocento franchi. Ephrussi, che lo trotò molto bello, gliene diede mille spontaneamente. Allora, Manet dipinse ancora questo quadro: lo mandò al suo mecenate con un biglietto: "Questo asparago era caduto dal mazzo!" (lo fece per ripagare quei duecento franchi in più). La storia è contenuta nel libro UN'EREDITA' DI AVORIO E D'AMBRA, scritta da un nipote di Charles Ephrussi.

  • io so un'altra versione, che sospetto essere quella vera. Charles Ephrussi, un ricco mecenate, chiese una natura morta a Manet. Egli dipinse il mazzo degli asparagi, e chiese ottocento franchi. Ephrussi, che lo trotò molto bello, gliene diede mille spontaneamente. Allora, Manet dipinse ancora questo quadro: lo mandò al suo mecenate con un biglietto: "Questo asparago era caduto dal mazzo!" (lo fece per ripagare quei duecento franchi in più). La storia è contenuta nel libro UN'EREDITA' DI AVORIO E D'AMBRA, scritta da un nipote di Charles Ephrussi.

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