Che l’etichetta di corte a Versailles fosse soffocante e sotto certi aspetti ridicola, è storia nota.
La regina Maria Antonietta, nata e cresciuta nei palazzi asburgici d’Austria in modo più libero e meno formale, mal sopportava quell’insieme di rigide e spesso pazzesche limitazioni che pretendevano di regolarle la giornata ventiquattro ore su ventiquattro senza un minimo di elasticità: in Francia ogni azione dei sovrani, anche la più banale e quotidiana, doveva essere compiuta secondo il cerimoniale.
Cerimoniera di corte a Versailles era la contessa di Noailles, donna fissata con l’etichetta, noiosa e petulante, che la povera Maria Antonietta cercava di sfuggire per quanto possibile.
Un giorno la vivace regina cercò di cavalcare un asino, ma l’animale la disarcionò provocandole una caduta, e lei: “Presto! presto! – gridò Maria Antonietta, che non aveva mai difettato nella dote dell’ironia – correte a chiedere alle contessa di Noailles cosa, secondo l’etichetta, dovrebbe fare una regina che è caduta da un asino!”












